trasferimento

Annunciaziò annunciaziò: non sono morto.

Per una serie di ragioni, non sono più riuscito, non riesco più a scrivere su genius. Perché non mi ci riconosco, perché l’ho iniziato che ero una persona diversa, perché per un po’ ci scrivevamo in 5 e poi nessuno, perché perché perché.

Così ho ripreso, o sto provando a riprendere, qui.
Un po’ del materiale sta migrando (racconti, pagine statiche, eccetera).
Il resto resterà qui.
Aggiornati i link?

scarpe volanti

Giorni di scarpe volanti.
Variazioni sul tema:
matrix
monthy python

E poi, il lancio di scarpe: -l’album da colorare-…
…Hm, no, dicevo: il gioco flash!

AGGIORNAMENTO: altra animazione flash, *Bush schivatutto*.

Psicopatologia della vita di tutti i giorni

Mi ha colpito parecchio questo articolo sugli psicopatici.
Come ogni pseudo libertario che si rispetti, sono dell’idea che “sotto sotto, tutti sono buoni”. E questo articolo mi ha fatto ripensare (mi ha fatto ripensare anche ad una mia certa ex morosa, ma credo sia normale pensare alle proprie ex come psicopatiche. Anche se penso solo a lei come psicopatica, le altre erano nevrotiche, o cose simili, secondo me, a parte una che è bipolare con diagnosi).

Alcune persone non hanno coscienza. Punto. Non hanno empatia. Punto.

Ora: anni fa, mi chiedevo se per caso io non l’avessi. “Non sono davvero buono, faccio questo perché gli altri se lo aspettano”. Avevo 8 anni. Ogni tanto ci ripenso. Non credo alla bontà assoluta, ora (a parte l’opposto dello psicopatico, il santo: se ci si pensa bene, se c’è uno senza coscienza, ci deve essere anche uno senza egoismo… o no?).
Buono non so, ma empatia ce l’ho. Ogni tanto è una sfiga.
E queste persone non l’hanno. Che è un vantaggio per diventare un Presidente Supremo Americanoâ„¢, ad esempio, o un Presidente Minimo Italianoâ„¢. Per ingannare. Per usare gli altri…

Leggerlo e poi vedere se
a) si pensa di riconoscere qualcuno che si è frequentato come tale
e
b) fa venire i brividi…

Idiozie nere, google ed altre amenità

Gira un messaggio sul fatto che se la pagina di google fosse in nero, si risparmierebbero uno zillione di ultrawatt di energia.
Di norma, mi viene forwardata con “lo saprai già, ma visto che ‘stai informatico ed ecologico e fricchettone, te lo dico lo stesso”. Di norma rispondo, così ho deciso di riassumere qui la risposta. Per comodità, non per farmi bello in giro dicendo “leggi il mio blog”, che tanto non ci scrivo quasi più, come i (non) lettori più attenti avranno notato.

Prima di tutto: non funziona. Di dire di leggere il blog (per esempio, una amica di recente mi ha detto “certo, non ti scrivo più e non ti cago, ma almeno IO leggo il tuo blog” ed ha chiuso la chat troppo presto per essere mandata a fanculo). Ma soprattutto di risparmiare energia.
Con i monitor LCD non funziona. Ho letto che si consuma PIU’ energia con il nero (il 75% in più), ma comunque sia, di certo, sono illuminati lo stesso. Lo dice qualcuno che forse potrebbe saperlo: google.

Nei tubi catodici, forse fa una minima differenza, ma forse avrai notato come anche il nero dell TV è luminoso. Per cui l’energia viene usata lo stesso.

Per riassumere: è una bufala. Ogni tanto qualcuno le scrive, e gli altri le forwardano.
Per cui, se proprio uno ci tiene a cavarsi gli occhi, può usare blackle, ma non serve a nulla e fa peggio.

Però è interessante fare l’analisi del messaggio, che contiene parecchi marcatori linguistici della cattiva scienza, della leggenda urbana e del mito scemo:

lo sapevi che se la schermata di google fosse nera,

brutto inizio. Appello all’ignoranza, “se non lo so faccio finta di nulla perché è ovvio che lo sanno tutti”. In pochi possono rispondere “no, non lo sapevo, perché non è vero!”.

considerando la gran quantità di persone che lo usano, si calcola

“si calcola”, da chi? Con che calcoli? Appello all’autorità, senza nemmeno citarla.

che si risparmierebbero circa 750 megawatt/ora annualmente?

Un paio di righe sarebbero interessanti. Tipo “con X utenti, calcolando un risparmio di Y watt/ora per utente…”
Per altro: quanti sono 750 megawatt ora? Non ne ho idea.

così google ha creato una versione nera chiamata blackle ( www.blackle.com),

bastava inserire blackle su google per vedere che NON sono collegati, come dice sopra il link a google.

con le stesse identiche funzioni della versione in bianco ma con un consumo di energia inferiore.

Appunto, no, non consuma meno energia.
E non è con lo stesso contenuto informativo, utilizza un servizio di google per personalizzare i risultati,

Passa l’informazione , alrimenti che risparmio è ?!

Ma anche no

www.veryoungtalent.tk

Very young talent?
Young forse, very young (nel senso di molto sbarbi) forse di più, talent poco direi.

Ricerche da orgasmo

Per motivi più legati al non fare quello che dovrei fare ora, che ad un pressante interesse del momento, sono finito a leggiucchiare degli articoli di ricerca scientifica sul sesso. Sull’orgasmo.
Sull’orgasmo femminile: sembra interessi di più, immagino che quello maschile sia considerato facile e poco interessante. Anche se mi piacerebbe conoscere il meccanismo del cambio di desideri istantanei, pre-post orgasmo, e del recupero. Non credo sia fisiologico, dopo tutto puoi anche avere orgasmo senza eiaculazione, ma anche in quel caso necessito di un po’ per tornare in forma. Beh, in certi casi no, ma sono l’eccezione. Felice eccezione. Parlo della norma.

Due articoli interessanti, anche se purtroppo c’è solo l’abstract, per cui non posso leggere COME hanno fatto la ricerca, ed alcune ricerche sono davvero fatte male (tipo, eliminando i casi che non soddisfano l’ipotesi, CHE CAZZO DI RICERCA E’? “Tutte le donne me la vogliono dare, a parte quelle che non vogliono che non contano”):
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?db=pubmed&uid=666563&cmd=showdetailview&indexed=google
Secondo questa ricerca, le donne più soddisfatte dal sesso sono quelle che hanno più spesso rapporti, si masturbano più spesso, e (rullo di tamburi) sono meno eccitate dai preliminari erotici. Per capirci: “Ok, sì, carino il dito, carina la lingua, ma la smetti di menare il cane per l’aia? Io lo voglio dentro”.
Non il cane.

Tradotto: chi ama scopare, scopa tanto e bene; chi scopa tanto e bene, ama scopare.
“Watson, che fai, mi prendi per il culo?”.

Invece, un altro studio
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17541850?ordinalpos=1&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVAbstractPlus
ha collegato la frequenza dei rapporti, la frequenza dell’orgasmo in tali rapporti, e la soddisfazione di queste donne nella loro relazione.
Quindi. Donne in relazioni in cui si fa tanto sesso penile-vaginale (si chiama così), e in cui questo sesso è fortemente correlato all’orgasmo (metti, 8-9 orgasmi per 10 rapporti, correlazione forte dello 0.85) sono più soddisfatte della relazione. Oppure: donne soddisfatte della relazione fanno più sesso penile-vaginale, e vengono spesso in quel sesso…
(Anni fa, ne avevo letto uno che trovava che le donne avevano un migliore umore e equilibrio psicologico con più rapporti sessuali pene-vagina, con eiaculazione interna, e senza preservativo; per la serie, andiamo a confermare i pregiudizi).

Ne ho appena intravisto uno che sostiene che le persone più snelle fanno in proporzione più sesso e meno masturbazione. Ora. Non l’ho ancora letto, ma in una società un po’ fissata con l’aspetto, mi pare chiaro che più sei attraente, più è facile che quando fai sesso ci sia ALMENO un’altra persona nella stanza.
Uno studio alternativo potrebbero essere “gli estroversi fanno più sesso me meno pugnette dei timidi”.

Da qualche parte avevo trovato anche una correlazione tra aspetto fisico, essere giovanili, e fare tanto sesso. Insomma. O fare tanto sesso rende più giovani e belli (possibile), o chi è più giovane e bello fa tanto sesso (che sembra realistico), o un insieme delle due cose.

Chissà se trovo una ricerca che dimostra che i cani mordono più spesso gli uomini di quanto gli uomini mordano i cani. E cosa ne pensa il cane? E le donne, escluse da questa interazione? La scienza è piena di lacune…

Asessuato o androgino

Lucina accesa. Ora so la risposta.

Ne parlo spesso con amici, perché qui in Germania lo notiamo spesso.
La questione dell’apparire asessuati. Il sesso non è presente. Il genere nemmeno. Secondario. O peggio.
“Ma a me piacciono le persone ambigue”, qualcuno risponde, e porta esempi di David Bowie e magari The Rocky Horror Picture Show. E noi, quelli che ci lamentiamo dell’asessuato incalzante, a cercare di spiegare che _loro_ erano, sono androgini, non asessuati.
“Come androgini? Non è la stessa cosa?”
Ora in un testo di sociologia della sessualità ho trovato la risposta: “asessuato” è chi non presenta tratti di alcun dei due sessi (o generi? Ma i generi sono più di due, no?); “androgino” è chi presenta tratti di entrambi i sessi.
Ovvero: quando guardo qualcuno di asessuato, non so di che sesso è e _non mi importa_; quando osservo una androgina, non capisco di che sesso è, e _mi incuriosisce_, perché c’è qualcosa sotto.
Più chiaro ora?
E no, non è esattamente un problema italiano. Ma non vivo in Italia.

“Non chiedere, non rispondere”

Don’t ask don’t tell è l’atteggiamento ufficioso (o ufficiale?) dell’esercito americano verso i gay. I gay non sono ammessi, ma non ti chiedono se lo sei. Non chiederlo, non dirlo.
Il mio punto di vista principale sul fare domande viene da un opuscolo del ministero della sanità, perché si trova la saggezza negli angoli più insospettati. “Non fare domande di cui non vuoi sapere la risposta”.
O meglio, l’opuscolo diceva di non fare analisi di cui non vuoi sapere la risposta, e rispetto alle quali non vuoi cambiare il tuo stile di vita. Insomma: se scopri di avere il colesterolo alto, e poi non cambi dieta, potevi risparmiarti l’esame.
“Ti sei fatta delle storie con qualcun altro, quest’estate” è una domanda che molti di noi non vogliono porre.
Aggiungo l’atteggiamento del Re de “Il piccolo principe”: non chiedere agli altri quello che non possono darti.
“Guarda, dimmi chiaramente se ti fai storie con qualcun altro, lo voglio sapere”
“E poi?”
“Ti lascio”
non è una posizione che _aiuta_ la sincerità. Allora, scusa, tanto vale che te la faccio sudare, quella conoscenza, tanto mi lasci lo stesso. Per cui, se vuoi davvero sapere qualcosa, devi rendere FACILE il dirtelo. Indolore. Se vuoi sapere.
Se chiedi per venire rassicurato, è una cosa diversa.
“Mi fanno il culo grasso, questi jeans?”
Cara, non esistono pantaloni al mondo che NON ti facciano il culo grasso, a parte quelli dell’invisibilità.

Ieri una amica mi ha scritto di un’altra posizione: “non fare domande a cui le persone vogliono veramente rispondere”.
È l’atteggiamento del “se ti chiedo come stai, è un convenevole, non una domanda”. Non so. Mi _piace_ fare domande a cui gli altri vogliono rispondere. Ci sto iniziando un libro, dopo tutto.

Tornati, e novità

Un paio di persone (ovvero, Fulvio, e Fulvio con i baffi finti, e Fulvio con gli occhiali da sole, e Fulvio con la parrucca bionda) sono sono accorte che aliosha.org era giù.
Non di corda: giù nel senso di down.
Ho avuto la buona idea di cambiare servizio di hosting, perché aruba.it è il male poco affidabile, e la poca affidabilità ha fatto sì che il trasferimento abbia richiesto circa un mese.
Sigh.
Comunque sia. Siamo tornati. Genius Loci ha un nuovo indirizzo (anche se il vecchio resta). C’è ancora qualche singhiozzo e problema di assestamento, ma non a lungo.
Ci dovrebbero essere delle novità, ma non le dico perché poi se non lo faccio mi sento male.

Comunque.

Sèvres

Non c’è un’unità di misura dell’amore. Non c’è un’unità di misura del dolore, della simpatia, della generosità. A Sèvres, nel Bureau International des Poids et Mesures si parla banalmente di metri, centimetri, litri. Minutaglia, per gente senza fantasia che ha voglia di ridurre il mondo nei confini stretti di una carta millimetrata.

Non c’è un’unità di misura nell’amore, nel sapersi dare. Non c’è una gerarchia, un classismo, tantomeno una meritocrazia. Non esiste una retribuzione, un indennizzo, un’assicurazione. Si può amare, e non essere riamati. Succede: è un film che abbiamo visto milioni di volte, in sempiterna replica.
Non c’è una pietra di paragone nel modo di gestire le relazioni, nè ci si interessa a persone che abbiano la nostra stessa “capacità” affettiva. Persone il cui unico senso nella vita è dare, allacciano relazioni difficilissime con persone per cui lo stesso verbo non ha nessun senso o importanza: i primi soffriranno di non vedersi recepiti nella loro intierezza, i secondi si sentiranno soffocati, accerchiati, imprigionati. E nessuno dei due è *cattivo*, o ha torto, a modo suo: sono solo due pesi diversi.  E’ la linea sottile tra quello che siamo e quello che ci raccontiamo, tra il ti voglio bene ed il ti amo, tra l’amico e l’amante, tra il pianto e il sorriso e la voglia di vedere i fatti per quello che sono, o modificarli e piegarli in funzione della nostra vanità e necessità.
Non esiste un’unità di misura dell’amore, e se un giorno avrò un figlio voglio spiegarglielo, appena potrà capire.

With somebody else’s eyes

Un blog non dovrebbe essere un diario, signori, lo so: dovrebbe essere un metodo di informazione/intrattenimento di supposte tVrbae di geeks pronti a commentare a mouse tratto le falle di Vista (parentesi g33k: ho comprato un computer nuovo per lo studio di registrazione con Vista on board. Dopo circa sedici minuti netti al valor medio della marina militare è volato nel Valhalla dei sistemi operativi) o a fare scandalosi racconti di sesso estremo, variopinti quanto spesso totalmente immaginari (vorrei vedere una qualche SUDICIE girl mentre stira, guardando un posto al sole, coi bigodini e l’occhio cetriolato – sì, mentre stira, per questo han sempre le magline traforate mostratette).
Ma basta un giro nell’archivio del blog per ripercorrere istanti della propria storia al rallentatore, come leggere gli anelli di un albero. E si, confesso: sarei un bel pò seccato se nell’istante prima di morire scorresse dinanzi a me il BLOG della mia vita.
Però gli anni passano, e le mamme imbiancano, come le mie basette. E se una certa signorina insinua (a ragione?) che sono in crisi di mezza età precoce (esco con ragazze giovinissime, quasi tumescenti; voglio comprarmi un’auto sportiva; mi lagno del mio lavoro ma sono stakanovista) un altro signore (io, per l’esattezza) pensa che in realtà le cose ora stanno andando come sarebbero già dovute andare verso i miei 24-25 anni; credo questo faccia di me una specie di ritardato prodìge, o di enfant prodige congelato dagli alieni, fate voi.

La smetto di menare il can per l’aia; la cosa che mi stupisce è come ogni tanto riesca a guardarmi da fuori, e mi veda una persona profondamente diversa da ciò che fui. Certo, diranno i miei (due) piccoli lettori, è normale, è una cosa che succede a tutti. Normale una sega, piccoli lettori: ogni tanto mi capita di guardarmi dall’esterno, con gli occhi altrui, e NON mi riconosca. Al timido, impacciato, velleitario, goffo, sempiterno studente di scienze naturali si è sostituito (sempre opera degli alieni?) un aggressivo, sfacciato, energico, goffo (bon qualcosa resta uguale, dai), leonino imprenditùr dell’italico nordeste. E sono curiosi i pareri della gente attorno a me, che ogni tanto mi dipingono come qualcuno che non ritengo di essere, e poi invece scopro di essere. Qualche tempo fa un tipo sconosciuto è venuto a congratularsi con me alla fine di un ballo particolarmente sexy ad una festa con una tipa sconosciuta perchè “non ha mai visto un tipo con tanti culi in mano come me”. Ehm, ma io sarei fulvio il timido. No?

Vi pongo questa domanda: vi siete mai accorti di essere qualcun’altro?

Object trouvè

Notevole. Devo dire.

That’s just me, not

Gioco a Second Life, quando ho tempo (sempre meno, ultimamente). E ci sono tutta una serie di giochi “là fuori” (o “là dentro”, dipende dai punti di vista) in cui si è incoraggiati a personalizzarsi e a customizzare il proprio alter ego, il proprio avatar, come si dice in gergo. Ed in alcuni giochi come Second Life, dove l’aspetto fisico è TUTTO, e dove è orribilmente facile impadronirsi di bellezze irraggiungibili, viene sempre l’eterno dubbio che si tratti di qualche chiattona del midwest, con quattro figli e taglia 64 di pantaloni. Su second life ne ho conosciuto un esempio: una signorina con uno stacco di cosce da farla Mediasettabile in ogni momento, che si era appena “sposata” (si, su SL ci si sposa, e vale per quello che vale anche nella realtà, per quanto mi riguarda) con un altro signorino ivi conosciuto. La conversazione (che lei mi ha espressamente richiesto di rendere pubblica) è stata più o meno questa:
“ma siete innamorati?”
“tantissimo”
“e vi incontrerete mai RL? (real life, dal vero, nda)”
“molto improbabile”
“capisco; perchè siete sposati tutti e due e…”
“no no, non c’entra.. entrambi i nostri partner sanno della nostra relazione”
“uh?”
“si, ma non è un problema per mio marito. Lui non mi desidera più”
“che brutta cosa… ma è una questione di…”
“è una questione che sono invalida. E grassa. Negli anni 80 avevo problemi di artrite e hanno pensato bene di farmi una cura di STEROIDI per rinforzarmi le ginocchia. Sono passata da 58 a 94 kg nel giro di un anno”
“gasp”
“fammi un piacere. Racconta a chi vuoi questa storia.”
“ma secondo te è una cosa da raccontare? così, con leggerezza?”
“Se vuoi ti dò anche le foto. Va raccontata, perchè nessun’altra debba passare quello che ho passato io”

Più leggero è l’approccio preso dal new york times: la gente che gioca ai vari giochi e il loro avatar, messi a confronto.

Il rambo turco

Non che postare link di youtube sia il massimo, ma per il rambo turco questo e altro. :)

Antropologia for dummies

Si, si, certo, naturalmente. L’uomo è un animale evoluto, con una socialità complessa, ricchissime varietà di comportamenti e relazioni interpersonali, dove la fisicità è puramente secondaria e ciò che conta sono cultura, intelletto, validità d’ingegno, creatività, e rispetto per il partner. Bla bla bla si si no no.
Peccato che dopo aver parlato in maniera brillante e fatto scintille di umorismo ed arguzia con la biondina di turno per un tempo che potrebbe sembrare impossibile ad un comico di prime time, biondina che era affascinata dalla tua chiacchera e dalla tua brillantezza, sia arrivato con un grugnito porcino OTAR il camionista ungherese (pelosissimo, ipermetrope, medie finite a stento), l’abbia presa sotto l’ascella in una brezza gentile di sudore e se la sia portata via, lasciandoti là con le buone letture, e le tue grazie da cicisbeo. Eh si.
Mi è successo recentemente il contrario, di essere io l’OTAR della situazione; di strappare il “trasporto a casa” di una di tali signorine all’educato giovine che se l’era pazientemente scarrozzata per tutta sera. E ti senti un pò stronzo, ma non tanto, quando lui ti dice “Non ti preoccupare per me, se vuoi portala pure a casa tu”. E tu sai benissimo che la cosa lo fa incazzare, sotto sotto, però, anche se ti senti un pò stronzo (perchè in fondo sei ANCHE TU un giovinetto di buone letture) ti scarrozzi la ciccina a casa. “Cosa è successo?”, dice lei, che si è accorta che qualcosa è successo. “Niente”, rispondi tu, “gorilla grande che scaccia gorilla piccolo dalla femmina”.
Si, perchè è vero, signori e signore, e perdonatemi.
Alla fin fine, che ci piaccia o meno, oltre la nostra conclamata cultura, civiltà, ecc. gli istinti animali sono ben più radicati di qualunque tradizione, gli stessi bassi istinti che trascinano ragazze apparentemente innocenti e senzibbili in discoteche-supermercati-del-cazzo-tamarro in cerca di maschi. E NON E’ un fatto di cultura, mi dispiace; è un fatto di ANTROPOLOGIA. Qualche tempo fa Repubblica, tra una mostra di body paint ed un altra, pubblicava il seguente (discutibilissimo) articolo laddove si diceva che le donne tendono ad andare tutte dietro al “maschio alfa” (che può essere di volta in volta il più ricco, il più bello, il capocannoniere della Serie A) perchè il fatto che ANCHE LE ALTRE lo vogliano è un segno che il suo è un SEME migliore.
SEME MIGLIORE? Nel 2007?
Per me, che sono uno di quelli che quando fa i test su “che tipo di amante sei” risulto uno “slow dancer” (il tipo romantico, premuroso, rassicurante – che palle, nda), quando vedo queste cose rabbrividisco. Mi dico: ma allora, il fatto che io sappia milioni di cose, faccia milioni di cose e bla bla bla, nulla conta di fronte a cotale primitiva , squallida realtà?
A volte si, a volte no, a quanto pare.

Una delle ragazze che corteggiai più a lungo mi disse una frase apparentemente tautologica come “una donna vuole UN UOMO”. Ripensandoci, ora capisco cosa volesse dire. L’avessi capito allora, ci sarei finito a letto. :)

Architettura

Ho appena scoperto che esiste una branca dell’architettura dedicata a impedire di sedersi in luoghi pubblici.
Il mio rispetto per gli architetti cala ulteriormente.

Perdono

Ho trovato questa frase, in un testo di un mologhista che non conosco.

And then I forgive him. He is very quiet–he is obviously shocked. And I tell him, “I want you to remember that a liberal atheist has forgiven you today. I don’t want you to ever forget that, as long as you live, do not forget what happened here. I don’t have God behind me, but I speak for myself, and I forgive you for myself, and for you. Never forget this.”

Wow.

Bologna Pillow Fight Club

Bologna Pillow Fight Club
Si è fatta.
Ieri, sabato 21 aprile alle 18, in Piazza Maggiore.
Eravamo insospettabilmente in 3-400.
Una marea.
Foto per ora qui.
Un video.
Pagina ufficiale temporanea.
Si rifarà, credo.
Bologna batte Berlino 300 a 40.
Altri aggiornamenti a breve.

Update
Un altro video.

E un gruppo di Flickr che raccoglie foto.
Foto da Flickr:


Ballerini

Sono stato ad un incontro di danza improvvisata.
Una lunghissima settimana.
Devo ancora capirci qualcosa, ma so che c’era la sauna.
E grazie alla sauna, ho scoperto qualcosa.
Che i ballerini hanno dei corpi scolpiti splendidi, roba da fare invidia.
E le ballerine hanno le tette cascanti.

Suppongo ne sia valsa la pena.

La voce della verità

Uno dei miei compagni di casa ha una figlia di 2 anni e mezzo, Annabelle.
Dorme da noi ogni secondo finesettimana, circamenoquasi. Che è il motivo per cui la nostra casa di 4 maschi è ragionevolmente pulita, come notano le ospiti. Ovvero non si naviga fino alle caviglie nei mozziconi di sigaretta.
(Vi siete mai chiesti come sono sparite le città dell’antichità? Insomma, come si fa a finire tre metri sotto il terreno?
“Hei, abbiamo polvere e mozziconi fino alle ginocchia!”
“Portami un’altra birra”)
Nel fine settimana, lei sei sveglia alle 8 di mattina. Io un po’ dopo. Comunque, quando entro in cucina, di solito lei è in modalità “conversazione a manetta”, e Axel, il padre, è ben lieto di scaricarla a qualcun altro. Tipo me.
Che la mattina apprezzo fare conversazione quanto incontrare le squadre speciali di Pinot Chet, in tedesco poi.

Così questa mattina era in camera mia, mentre io mostravo vari trucchi giocolieritstici e scoprivo una delle cose che insegnerò ai miei figli: “mai, mai camminare sulle mani appena sveglio con solo del caffè nello stomaco”. So che apprezzeranno.

Tra un “ancora, rifallo ancora” e “puoi fare cadere la palla?” (come “puoi fare cadere la palla?”, i bimbi devono apprezzare cose strane), si guarda attorno e mi chiede
“Perché la tua giacca è per terra?”.
Ora.
Ecco.
Perché…
perché ieri sera…
“Perché tirarla per terra porta via esattamente lo stesso tempo che metterla sull’attaccapanni dietro la porta, ma io sono un cretino e disordinato” non è una bella risposta, quindi ho mugugnato qualcosa e l’ho messa a posto.

D’ora in poi, quando guarderò la mia camera, mi chiederò: “cosa chiederebbe Annabelle ora?”.
Certo, c’è chi ha dei modelli di comportamento migliori. Dipende tutto dall’età mentale, suppongo.

Siamo tutti pirati (ma senza la benda)

Stavo leggendo questo articolo, invece di fare quello che Devo Fare®.
In breve: un tizio ha provato a fare la _cosa giusta_, comprare delle canzoni via Web invece che scaricarle: e si è trovato in un incubo di DRM e cose che NON poteva fare.
“Io voglio solo ascoltare con iTunes la musica che ho comprato”
“Non puoi: non hai comprato alcuna musica, solo la licenza di usarla in alcune situazioni come diciamo noi”
Questo è successo qualche tempo fa nella mia famiglia.
Senza cercare di comprare musica sul web o cose del genere: i miei genitori hanno comprato una compilation di 3 CD di Vecchioni.
Uno dei 3 CD non funzionava in quasi nessun lettore in casa, solo sul computer e su di una vecchia radio, ma non su di un vecchio stereo e non su quelli nuovi. Non capivano perché.
Quando sono passato da casa, qualche settimana fa, mi è stato chiesto aiuto.
DRM sta per Digital Right Management, gestione dei diritti digitali. Ovvero, come qualcuno può cercare di impedirti di fare qualcosa con qualche cosa che _credi_ di comprare. In questo caso, i CD non erano “CD Audio”, non c’era l’etichetta standard. Ce n’era un’altra, FairQualchecosa®, con tanto di trademark e tutto il resto. Che io sappia, incasinano lo standard in modo che i CD siano leggibili sui lettori CD e non sul computer, e non copiabili.
Non ha funzionato molto bene.
La soluzione più veloce, e credo unica, che ho trovato al disco che non funzionava, è stato convertirlo in un altro formato (non ricordo se FLAC o MP3 ad alta qualità), per poi fare un CD masterizzato con quello.
Ovvero: le protezioni anti pirateria non mi hanno fatto un baffo, ma hanno frustrato i miei genitori, ed hanno fatto sì che io abbia DOVUTO fare format shifting e avere delle copie in giro.
Ora.
C’è una morale in tutto ciò, ma ho fame.

Punto e a capo

Per parecchio tempo non ho scritto su Genius. Il fatto è: non sono più la stessa persona che ha iniziato. Certo, tutti cambiamo. Solo che io ora non faccio piè la stessa vita, vivo in un’altra città, non parlo più molto la stessa lingua (metaforicamente e oggettivamente), ho diversi sogni e progetti. è difficile continuare come se niente fosse.
Oltre tutto, c’è un problema di pubblico. O meglio, di alcune persone in particolare, tra il pubblico, legate principalmente all’ALTRA vita. Di fronte (virtualmente) a quelle persone, faccio fatica a trattare di molti degli aspetti di ciò che faccio ora. Ed ho solo UNA vita, se non uso quella come spunto, che faccio? Mi metto a guardare il calcio alla TV?

Ad esempio: Berlino. Certo, non sono venuto qui solo per sesso, droga e rock n’ roll. Non adoro il rock n’ roll.

Ci sono lo stesso una serie di cose di cui non mi sento di scrivere, sapendo che i miei genitori e una certa ex fidanzata leggeranno.
Ora: sospetto che anche lei non sia più la stessa persona, pronta a cercare di togliermi gli occhi ad unghiate (dei piedi) se sospettava che avessi guardato nella stessa generica direzione d’un essere genericamente di sesso femminile (tipo, Rosy Bindi). Ma chi nella mia situazione sarebbe disposto a rischiare? Gli occhi mi servono.
Del resto, data la mia presenza qui al mondo, ritengo ci sia una aneddotica evidenza biologica che i miei genitori SAPPIANO cosa sia il sesso e che lo abbiano pure PRATICATO almeno una volta.
Ma preferisco restare nel dubbio: dopo tutto, c’è anche l’immacolata concezione. è già successo.
(E lo so, sono agnostico, anticlericale e non battezzato: ma secondo voi, l’anticristo, da dove dovrebbe saltar fuori?)

Per cui, insomma, ho qualche problema a scrivere liberamente. (Oltre tutto, se una ex compagna decide di sapere cosa sto facendo, e di rimettersi dopo mesi di assenza a leggere Genius, lo farà SEMPRE quando ho scritto qualche cosa di poco rispettoso su di lei. Credo che sia _Dio_ che cerca di farmi sapere che, sì, esiste, e no, non ha un buon carattere, grazietante).

Ho una mezza idea di mettermi a scrivere Altrove™, e tenere per Genius le cose più edulcorate.

Vedremo.

Parla pure, non ti sento

Quando avevo circa 4 anni vivevamo vicino alla Via Emilia, e io mi lamentavo di non riuscire a dormire a causa del rumore delle automobili fuori dalla finestra. Mio padre mi rassicurava spiegandomi che mi sarei abituato presto.
“Quanto presto?” chiedevo io, a cui aspettare 5 minuti perché il Fargan® facesse passare il bruciore di una puntura di zanzara sembrava una eternità.
“Qualche mese”, e avrebbe potuto anche dirmi tutta la vita, sarebbe stato uguale per me, allora.

Ventisette anni dopo (più di *trecento* mesi) io *NON* mi sono abituato al rumore, che sia delle autobomobili o dei compagni di casa che ascoltano Goa a manetta mentre “ci sono delle bottiglie di vodka da finire”; aspetto ancora speranzoso, ma noto anche che mia madre (che, secondo alcune accreditate teorie scientifiche [*] ha contribuito a metà del mio patrimonio genetico) non solo non si è mai abituata ai rumori, ma da circa un anno ha anche cominciato, grazie all’acufene, a sentirna tutta una nuova gamma che NEMMENO PROVENGONO DALL’ESTERNO. Ho comunque una grande fiducia nel futuro.

Per quanto riguarda il presente, il qui e ora, _hic et nunc_, ho imparato a usare al meglio l’alta tecnologia a mia disposizione: i tappi per le orecchie.
Dopo la disgregazione di quelli vecchi in silicone, ne ho comprati oggi dei nuovi. I tappi sono qualcosa di cui difficilmente posso fare a meno.
Questi si chiamano LärmSTOP (RumorSTOP dice nel bugiardino in italiano). L’unica caratteristica degna di nota è che sulla confezione viene mirabolato “nuovo colore! Trés discreto” (sincretismo linguistico nell’originale, metà tedesco e metà francese: perché?).
Sono infatti di un colore noto alla Pantone® come Rosa Glaucoma.
Grazie a questa innovazione le persone attorno a me non penseranno più che, a causa d’una rara malattia, io abbia sviluppato quantità enormi di cerume color Arancione Evidenziatore o Giallo Tchernobil.

Penseranno che io sia sordo.

[*] in una conversazione con dei porno-bio-fricchettoni, qualche tempo fa, ho dovuto dichiarare che l’evoluzione è SOLO una teoria scientifica, nulla di legato alla realtà. Ho ancora voglia di lavarmi la bocca con il sapone…

Me la vuoi dare? La tua religione me lo vieta.

Penso di avere scoperto un’altra caratteristica da evitare ASSOLUTISSIMANENTE in una compagna di letto. Un’altra, perché ho già una lista di cose da evitare, da quelle banali (alitosi; scarsa igiene personale, o “non capisco che senso abbia usare il bidet”) a quelle idiosincratiche (balla come Stephen Hawking dopo essere stato colpito alla testa; ha l’espressione spaventata di un cricieto in presenza di Richard Gere).
La Nuova Caratteristica Da Evitare� è il fondamentalismo religioso. Quello cristiano, nello specifico.
E no, non è perché “non la danno”. La danno esattamente come tutte le altre e, anzi, quando ormai hanno deciso di darla, poiché si sentiranno comunque in colpa perché peccheranno, peccano con stile e alla grande, mettendo a rischio i timpani dei vicini di casa.
Del terzo piano. Io vivo al pian terreno.
No, del sesso non c’è da lamentarsi. Se fosse per quello, inviterei quante più donne possibile a convertirsi, e consiglierei agli amici di lasciar perdere i club, meglio la parrocchia.
Il problema è il dopo.
Perché sì, anche se maschio mi piace che ci sia un dopo: amicizia, amore, frequentazione, qualcosa. Succede, non siamo tutti uguali. A me, per esempio, non piacciono il fegato e le _one night stand_; nemmeno con le cipolle.
Ora, riguardo al dopo, ecco due messaggi *realmente* ricevuti da ex partner molto cristiane: alla prima avevo scritto inviandole, tra le altre cose, “_un sorriso ed una stretta di mano_”. Mi risponde
“_Niente stretta di mano per me. Mi tiene per mano Gesù ora_”.
Ah.
Ok.
Che rispondere?
Un’altra, completamente non provocata, mi scrive:

This morning
I had a dream
I visited GOD in heaven.
He ask me what my wish was?
I paused for a while thinking.
I looked down and saw you
” LORD, Just take care of my friend.”

GOD bless you today…

Bene.
Capisco.
Solo atee e agnostiche, d’ora un poi.

(non ho avuto mirabolanti esperienze nemmeno con le buddiste: coerentemente con i loro pilastri della saggezza, sono di solito appiccicose e spaventate. Mentre credo di aver capito che “pratico il tantra” significhi “scopo malissimo e senza fantasia” in pali, antica lingua dell’India. Esperienze con islamiche mi mancano.)

Aggiornamento
No quelle che credono ai cristalli.

Second life second hand sarcasmo

Sono iscritto a vari gruppi, tra cui uno tipo “Vampires hunting vampires”. Mi arriva un messaggino.
S.H.: Hello, i am new. what is this wampire thing?
Io: there’s people, you suck blood, things like that.

Non mi ha più risposto. Eppure ero stato corretto.

Belle notizie

Ho appena scoperto una fantastica mappa delle correnti emergenze al mondo.
Nel caso qualcuno stia giù di morale (ogni riferimento a fatti e persone realmente reali è puramente casuale, giuro), non c’è nulla di meglio come sapere che qualcuno, nella provincia di Vien Thien in Viet Nam, è coinvolto in un disastro nucleare per sentire che, forse, non si è toccato il fondo.
O forse no…

No, non me la sto tirando. Davvero.

Succede che hai tipo dodici anni ed aprono un canale nuovo in tivvù che ti fa stendere sul lettone dei tuoi per ore, mentre il tuo corpo riceve le prime scosse ormonali dell’incipiente adolescenza. Il canale si chiama Videomusic, e corri in camera per accenderlo e guardare queste robe nuove che si chiamano videoclip per ore, ore, ore.
Tuo padre ti toglie il canale dalla tv, perchè è stufo di vedere il suo impressionabile figlio succhiare avido ore ed ore di “musicaccia” dalla tetta acida della televisione. E tu ti lagni. E lo guardi di nascosto. E’ proibito, quindi DEVE essere figo.
Ma i padri, specie quando vogliono bene ai figli, se la fanno passare, ed il flusso di immagini e note riparte e ti sommerge. E grazie ai dischi giusti, e agli amici sbagliati, scopri che da grande vuoi fare QUELLO.

Il flashforward nella storia è parecchio forward: hai trentacinque anni, come in quei libri, dove si legge “venti anni dopo”.

Venti anni che il lettore non vede, venti anni di accordi giusti e sbagliati, di accordi maggiori e accordi molto, troppo minori. Pesanti scatole nere da spostare da una parte all’altra della città mangiando panini seduti per terra. Fonici che non ti fanno capire un cazzo sul palco, mentre quello che esce dai tuoi strumenti non assomiglia a niente di quello che vorresti. Gruppi che si formano, gruppi che si sciolgono, corde che si rompono, sale prove, cantine, locali, birre. Palchi piccolissimi, palchi enormi con megaschermi. Interviste ridicole e serie, ragazze che ti si strusciano contro perchè ti hanno visto cantare (”è sempre più interessante scoparsi un cantante che un dentista”; grazie, Gene Simmons) e ragazze che NON ti si strusciano contro PROPRIO perchè ti hanno sentito cantare. E mille e mille chilometri, suonando, sperando, sentendo, piangendo, ridendo.

Venti anni dopo accade. Un video che ti sei fatto tu nella tua stanzetta, pezzillo pezzillo, manina manina con cura certosina per tre mesi, per una coincidenza di fattori assolutamente straordinaria lo vedrai in televisione. Un canale importante. Già te l’ha passato una cara amica nel suo programma in tv via satellite. E già eri felice. Ma stavolta, nonostante l’ora, è un canale in chiaro, che possono vedere tutti, uno di quelli “veri”. E nella scaletta ti guardi in giro tra Snoop Dogg, K-Os, 2Pac. E dici: che minchia ci faccio io qui?
E’ un bambino dietro di te, un dodicenne ossuto, che ti tira la camicia.
“Grazie” ti fa sorridendo piano “l’ho sognato, e l’ho fatto. Non è poco. Non è davvero poco.”

Psicopatologia della toilette intima

BidetIeri stavo spiegando ad una conoscente i miei soliti tre motivi di disagio a Berlino: il clima, la lingua, e il bidet. Ovvero, il clima è quello che è, la lingua è il tedesco, che è più difficile di quanto si pensi, e di solito si pensa che sia difficile; ed il bidet non c’è.
Punto. Non c’è. Né lui, né un sostituto, come in India o in Asia, dove hanno spruzzini, ammennicoli, secchi con l’acqua, *QUALCOSA*. Anzi: un paio di anni fa sono stato pure preso in giro da una amica perché noi ci puliamo il culo con le mani.
“_Che schifo_” disse, ed io capii che le possibilità di spiegare le mie esigenze igieniche, e di trovare un terreno comune per quanto riguarda gli umori corporei, erano limitate.
Molto limitate.
Comunque: spiegavo a questa conoscente la cosa del bidet; per spiegare meglio, mi ero preparato una serie di link da mandarle, risultati poi inutili perché, *incredibile*, i suoi genitori ne hanno uno, per cui sa che esiste. Che c’è gente che si pulisce, lì. Strano mondo.
Comunque sia, ecco i risultati della ricerca:
su wikipedia, la voce più estesa è quella in inglese. C’è anche qualcosa in italiano, spagnolo, tedesco eccetera. A naso, svedesi e norvegesi non ne sanno molto di bidet.
Comunque sia, si scopre che non siamo i soli ad averlo. In Francia, dove è nato, ce l’hanno tipo il 60% delle abitazioni; in Argentina e Perù il 90%, in Spagna parecchie, ma pare che molti lo usino solo per lavarsi i piedi. Per lo meno, i maschi pare che non ne abbiano una idea, a giudicare da questo sito; e secondo questo sondaggio, tipo solo un quarto degli ispanici lo usa per lavarsi le pudenda. Con gran scandalo dei sudamericani, che più o meno dicono “ma allora dovete puzzare parecchio d’estate”. Appunto.

Io continuo a non capire. Come cavolo faccia a non mancare agli _altri_.
Capisco il relativismo culturale e tutto il resto: ma _loro_ in questo caso hanno _torto marcio_.

Frasario essenziale Italia-mondo

Visto dibattito nell’articolo di Fulvio, un paio di traduzioni essenziali:
“*Ma de che aò*” si può tradurre in inglese alternativamente in “*But of what, uoooh*” o in “*But of that uoooh*”, dipende dalla connotazione (contenti, Phoenix e Fu?).
“*Ma anche no*” si traduce ovviamente in “*but also not*” in inglese (e “*but not too*” in ammericano), e in “*aber auch nicht*” in tedesco (che, famosi per la flessibilità e lo humor, apprezzano sempre, e ti spiegano per una mezz’ora che, davvero, _aber auch nicht_ non si dice in tedesco. Davvero?).
“*Intortare*” si traduce con “*to incake*”, ma anche con “*to hit on*” (una delle due è vera).
“*Non mi caga*” diventa “*s/he does not shit me*” il martedì, il sabato e il giovedì, mentre “*I’m not his/her cup of tea*” il mercoledì e il lunedì; gli altri giorni chiedere di Piero.
“*Andar a far danni*” è “*to go to do damages*”, notare l’uso del verbo “to do”, diverso da “to make”.
“*Far sesso*” diventa “*have sex*”, che secondo me non ha la stessa connotazione, “could I have some sex, coffeinfree and sugarfree, please?”, non suona bene. Ma farlo, beh, sì. Ma “to make sex” non si dice, e “to make love” è un pelino impegnativo.

Altre frasi essenziali da tradurre?

Come un incubo, solo che ti pagano

L’altro giorno ho fatto un lavoretto che erano _anni_ che sognavo di fare.
Ovvero: il modello di nudo per una classe di disegno dal vero.
Ora, la situazione è questa: tu te ne stai nudo in mezzo ad una aula, con 10-12 persone che ti disegnano, con vari strumenti, tipo matita o penna o pennello. Tu devi stare fermo (*fermo!*) per 10, o 15, o 20, o 5 minuti, nella posizione pattuita; che non deve essere strana o scomoda, ma possibilmente interessante.
Ora. La cosa è un po’ come in quegli incubi in cui vai a scuola, e ti accorgi improvvisamente che sei l’unico ad essere nudo. Solo che ti pagano per essere lì, ed è anche divertente. Per le prime 2 ore, poi diventa una noia.

_A margine_: dopo alcune disavventure raccontatemi da una amica che aveva ingaggiato il modello _sbagliato_, la mia unica paranoia era “ti prego, non ti rizzare, non ti rizzare, non ti rizzare”, cosa insolita per un maschio. Pensare ai broccoli bolliti (hhhm, broccoli) aiuta. Il fatto che non ci fosse nessuna ragazza che mi piacesse almeno un po’ ha pure contribuito.

Lost in translation

Questa mi mancava. Sto parlando con un tale che conosco per lavoro, via msn. La conversazione ha luogo in inglese.
“Hai finito di fare quella cosa che mi avevi detto?”
“Eh, dipende, ce l’ho a casa ma non vorrei far arrabbiare la mia metà, vuole del tempo anche per sè”
“Minimo! Non sapevo vivessi con la tua ragazza”
“No, Half-right ;)”
“Scusa?”
“Si, col mio ragazzo.”
“Oh!”
“Oh, no, ti sei spaventato!”
“Ma de che*, sto chattando su trenta finestre”
“Ah, ok.”

….half-right? O che è, un centro direzionale?
Chi ha lumi mi faccia strada, please!

*che in inglese è “but of that”. E non “Butt”, in questo caso. Non ci faccia lo spiritoso, non ci faccia.