Proprietà e povertà intellettuale

Sulla proprietà intellettuale, come su ogni altro argomento, ho tre-quattro opinioni differenti, non troppo in accordo le une con le altre.

Credo che un autore debba poter pagare l’affitto, vivere dignitosamente e così via.
Credo che un autore debba però essere pagato per quello che fa, non per quello che ha fatto UNA VOLTA e poi basta: non credo quindi al capitalismo della conoscenza.
Credo che le informazioni vogliano essere libere, che i memi vogliano diffondersi. Che se io ho un pesce e ti do un pesce, io ho un pesce in meno; che se però io so qualcosa e te lo insegno, alla fine siamo più ricchi entrambi (insomma, la diffusione dei memi non è un gioco a somma zero).
Credo anche che le informazioni vogliano essere legate e sculacciate (ok, non ho saputo resistere).
Credo che non esista nulla come la creazione nella torre d’avorio, che la creatività si nutra di altre idee, che, come dice Neil Gaiman, “In Steam Engine Time People Build Steam Engines, and I just happened to build my particular steam engine first” (Nel Periodo delle Macchine a Vapore, le persone costruiscono macchine a vapore, e mi è semplicemente capitato di costruire la mia particolare macchina a vapore per primo), che come la Disney® ha saccheggiato idee più o meno personali di chi è venuto prima di loro (la Sirenetta, la Bella e la Bestia, Alice nel Paese delle Meraviglie, etc etc etc…), così dovrebbe permettere a chi viene dopo di usare i loro mattoncini per costruire nuove storie (un po’ come hanno fatto, abusivamente, Andrea Pazienza in “Perché Pippo sembra uno sballato” e Charlie Christensen con Arne Anka, per citarne un paio).
Credo però che un autore abbia il diritto di conservare per sé le proprie idee, almeno per qualche tempo (facciamo 5 anni? Insomma, 75 è un po’ tantino…).
Credo che un autore abbia il diritto di essere riconosciuto come tale, per lo meno.
E di dire la propria su come vengono usati i suoi testi (non che possa succedere, ma se una mia vignetta venisse usata da Forza Nuova, non mi sentirei molto a mio agio. Principalmente mi chiederei chi ha sbagliato, se loro o io)
Credo che il copyright così come lo conosciamo faccia schifo.
Credo che le Creative Commons siano l’idea giusta.
(E se qualcuno mi trova anche il modo di fondare una comune creativa nella realtà, me lo faccia sapere. Per piacere!)
Credo che serva una forma di biblioteca del presente, perché un autore vive di persone che lo conoscono.

Credo di aver dimenticato o tralasciato qualcosa di essenziale.

Comunque, tutto questo è reso ancora più confuso dalla questione del mio “Diario di un hacker”.
Ora, io sono un signor nessuno.
Ogni tanto, quando riesco a rispettare la scadenza di consegna (deadline per gli insider), scrivo per H&C, sotto il fantasioso pseudonimo di Aliosha. Scrivo di informatica demenziale, o di humor hacker, o qualche cosa del genere. Questo dopo che per anni quasi tutti erano stati convinti che il mia ghiandola del senso dell’umorismo fosse stata rimossa, assieme alle tonsille, in tenera età.
E invece no. C’è. Da qualche parte. Solo che è lenta e strana. Per cui nessuno si aspetti che io faccia ridere di persona. Volontariamente, intendo.
Comunque scrivo per H&C. Dopo un periodo in cui non sarei riuscito a far sorridere nemmeno uno sotto l’effetto di gas esilarante e stonatissimo di THC, per qualche strana ragione ho scritto qualcosa di particolarmente ispirato: “Diario di un hacker, cronaca di una conversione”, comparso sul numero 6. Non è certo un racconto molto innovativo: la figura dell’hacker dimentico di tutto, che non si lava molto e fa danni pensando di saperne più di quanto sappia è uno stereotipo. Così come l’uso del diario per raccontare in prima persona gli eventi in modo che il lettore capisca quello che succede, mentre il narratore no (è più facile da ottenere in teatro o al cinema, ovviamente).
Ma, hej: l’ho scritto io. E parlo di alcune mie esperienze personali, simili a quelle di tanti, ma sono le mie.
Il resto l’ho inventato. Io.
Tratta delle (dis)avventure di uno che vuole assolutamente diventare un hacker, principalmente perché ha visto Matrix e pensa di fare colpo sulle ragazze. Chi non sta già ghignando un po’ probabilmente non apprezzerebbe.
Non posso ancora metterlo on-line. Anche se a breve dovrebbero arrivare alcune cose più vecchie.
(Ma chi vuole leggerlo non disperi: tra un paio di righe troverà la soluzione ai suoi problemi).

Comunque sia, non sono stato troppo contento di vederlo comparire in giro, senza alcune citazione dell’autore e della fonte: un amico me lo ha accennato, google me lo ha confermato. Più e più e più volte. Mailing list e newsgroup compresi. Un tizio si è anche scoperto creativo, ha cambiato l’inizio ed lo ha fatto riferire a sé stesso:
Questa è la testimonianza vera di un mio amico che ha conosciuto Marco del Porciletto di pesona. Avendone potuto apprezzare la statura morale, la bravura, la capacità intellettuale e lo spiccato senso dell’umorismo, ha deciso di imitarlo in tutto per tutto.
Se è riuscito a fare colpo sulle ragazze in questo modo, è pregato di presentarmele. Non vedo altra ragione per fare una cosa del genere.
(a proposito, riferito ad un commento comparso sul suo sito: ho provato a installare la Debian perché al tempo la Mandrake neanche esisteva, cavolo! Non tutti abbiamo preso in mano il primo computer nel 2003, ok?)

Comunque sia, certo: sono contento di vedere che è piaciuto. Che qualcuno [girodivite.it] anche dichiara di voler rintracciare l’anonimo autore del diario (hej, sono io! Mi hanno anche pagato!).
Ma, PROPRIO perché sono un signor nessuno, mi farebbe piacere vedermi attribuito il testo.
Per quello che mi riguarda (e qui io e l’editore NON siamo d’accordo), il testo potrebbe girare a piacimento, con la dicitura “autore: Aliosha di H&C Mag”.
Almeno quello.

Prometto che se mai faccio i fantastiglioni di euri, non rompo più le scatole.
Davvero.

One Response to “Proprietà e povertà intellettuale”

  1. mala Says:

    Ahemm… come gia’ avevo iniziato a fare prima di mandarti la mail incriminata (ommioddio ho creato un mostro! ;)) mi son permesso di segnalare anche altrove la paternita’ dell’articolo.

    Checcivuoifare, se piu’ persone ti leggono magari scrivi piu’ volentieri… e io ho piu’ roba da leggere ;)

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