Noi della vecchia scuola

Faccio parte di quella generazione che ha ancora avuto modo di registrare le canzoni dalla radio per ascoltarsi i pezzi preferiti. Credo che fosse una delle prime forme di scaricamento di musica, non so bene se legale o illegale. Probabilmente legale fino a che non la riascolti o passi agli amici, un po’ come a registrare dalla TV.
Ma non so.
Non sono un avvocato, quando ho provato a iscrivermi a Giurisprudenza ho fallito il test d’ingresso perché mi sono rifiutato di mangiare carne umana.

(scusate, stamattina ho bevuto vetriolo invece del caffè)

Se non ricordo male, il primo pezzo che ho registrato è stato Rapput di Claudio Bisio. Ero piccolo.

Comunque, c’è una alternativa, forse circamenoquasi legale, allo scaricamento di musica tramite p2p, ovvero Peer to Peer, ovvero da Pari a Pari, cosa che una volta si riferiva ai rapporti uomo-donna e ora ai computer.
Gnutella, Napster e compagnia cantante, per non saper né leggere né scrivere.
L’alternativa è la versione moderna della vecchia scuola di radio e mangianastri: si chiama Stream Ripping, che vorrebbe dire Strappamento di Flussi, in italiano sembra una pratica sadomaso per veterinari stanchi.
Insomma, si tratta di registrare al volo (rippare, fare il Ripping, letteralmente strappare) quello che trasmettono (mandare uno Stream, un flusso, appunto) le radio via Web: poiché la maggior parte sono gestite tramite playlist e mezzi digitali, inviano anche le informazioni su quale pezzo si sta ascoltando (per capirci, ora mi sto pippando Bliss di un tal Falik in una trashissima stazione di musica etnica: hej, so scrivere, non ho mai detto di avere buoni gusti musicali). Non come succede alla radio vera e propria, che quando ascolti il pezzo della tua vita, quello che hai cercato da sempre e che ti renderebbe finalmente una persona completa ed appagata, non ti diranno mai, mai e poi mai che pezzo era.
Così ti trovi a fare la figura tristissima di andare al negozio di dischi a cercare di imitare il motivetto con la bocca, essendo miseramente stonato.
Scusi, vorrei quel pezzo, ha presente, quello che fa mhhhh-mhh-mhmh-mm-mhhha”
Roba che se si tratta di una commessa, ti arrestano per molestie.
Ci ho provato con la musichetta di Quark dei tempi d’oro, un pezzo di J.S.Bach (aria in G string, qualunque cosa ciò voglia dire: qui c’è il MIDI, per chi vuole farsi del male). Mi sono vergognato così tanto che mi sono ripromesso che, piuttosto che doverlo rifare, diventavo sordo.
O mi mettevo ad ascoltare la Pausini.
(No, facciamo sordo, meglio).

Con un programmino a parte sto registrando il tutto.
Il programmino si chiama StreamRipperX, è per Mac Os X. Per Windows ce ne è uno molto migliore, pare, che si chiama StationRipper che, a quanto ho letto, permette di registrare molti stream alla volta. E si preoccupa di eliminare i doppioni, e di gestire gli stacchi.
Alla fine della giornata, si possono guardare i titoli, cancellare le canzoni della Pausini in serbo-croato, e imparare cose nuove.
Per Gnu/Linux ce ne sono 342 di cui solo due funzionano, ma solo se non si possiede un frigorifero bianco.
Ad ogni modo, cercare “stream ripping” su google™ fa scoprire molto più di quando si possa desiderare.

Il tutto dovrebbe essere legale.
Credo.
Se non lo è, però, non sarò io a portarvi le arance in carcere, ok?

4 Responses to “Noi della vecchia scuola”

  1. Fulvio il pignolo Says:

    ali: o HEY, o l’italiano EHI….HEJ non esiste se non negli incubi di Umberto Eco… :)

  2. Aliosha Says:

    Man segar “hej” p svenska, det gr bra fr mig.
    (si dice “hej” in svedese, a me va bene)

    Del resto, non c’è nemmeno “ciò” “cià” e “vabbé”.

  3. Fu Says:

    si, ma in italiano è veramente bruttissimo…

  4. Aliosha Says:

    Posso dire che solo l’idea di fare venire gli incubi a Eco è COSI’ dolce che potrei scrivere un intero post di “hej, hej, hej. hej”?

    A parte tutto, il suono “j” in italiano è proprio la “i” consonantica: che problema c’è?

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