Questa è una pubblicità spudoratissima.
Robe de vergognarse. Ma tant’è.
Conosco Giulia da meno di un anno. L’ho conosciuta insieme ad un’altra bella persona una sera, dopo che ci s’era parlati solo via Internet. E se certe volte perdi di vista un amico per quindici anni e poi, reincontrandolo, riparti dalla virgola successiva di quindici anni prima come se il tempo non fosse passato, a volte succede anche con gente che non conoscevi affatto. Sei lì con questi due potenziali estranei nel salotto, e cominci una frase con “e allora gli ho detto che”.
E la sintonia parte a mille.
Giulia è altissima. Una manciata di centimetri meno di me. Une tipiche frute Furlane. E pur alta com’è riesce ad essere femminile ed aggraziata. Ha belle gambe, che mostra con parsimonia. E’ l’unica donna che conosco che possa portare impunemente un cappottone alla Crudelia De Mon (o Crudelia De Ville, per i puristi) e farla franca. Mangia volentieri la mia pasta “terrore e dilembo™”, senza fare commenti da signorina-bene tipo “oh, sono pieeeena” (con in sottofondo un rumore di turbina che le proviene dallo stomaco vuoto). Mangia con salùbre appetito, innaffiando la pasta con il mio mediocre vino rosso.
Giulia ha una risata trionfale, senza compromessi. E sa essere spiritosa e pungente davvero.
Giulia è una pupètta rock. Si esalta per il rockarolla, e non ama l’hip hop. Ciononostante mi vuole bene instès, ed io ne voglio a lei tranne quando mi fa sentire i Bàustelle. Va ai concerti e balla tantòn, mica sta lì a far tappezzeria.
Non è una che entrando in una sala passa inosservata. Altro che.
Ha un tipo di bellezza sua, del tipo “hey, tu, vaffanculo”. Non so se mi spiego.
E quando hai bisogno di essere ascoltato, di parlare, interrompe il suo turbine di parole e di idee e di input, e ti ascolta. Cosa non facile da trovare. Quando è triste, o sei triste, sa fornire degli abbracci risolutori. Altra cosa non facile da trovare.
Giulia scrive BENE. E quando dico bene intendo BENE. Ho letto delle sue cose facendo “oooooh!” con la bocca aperta tipo le robe di Munch.
Incidentalmente, Giulia è una delle prime bloggare d’italia.
Ha cominciato a scrivere un blog un pò per caso come tutti, e si è trovata al centro di mille-millecinquecento attenzioni quotidiane, come i visitatori del suo sito.
Robe da centocinquanta commenti al giorno. Da guardare la Lucarelli dritto negli occhi senza abbassarli (anche perchè è donna: lo sguardo del maschietto medio vagherebbe un pò su tutta la Lucarelli, distribuito più o meno uniformemente).
Fortunatamente, qualcuno si è accorto che lei scrive BENE. Ed il 22 di giugno – ta-daaan – uscirà un’antologia, RAGAZZE CHE DOVRESTE CONOSCERE per Einaudi (mica la “cazzi editrice”, Einaudi eh…), un’antologia che venderà presumibilmente un boàto (anche perchè si parla di sesso al femminile, argomento che solletica da sempre i lettori e le lettrici).
Ulteriore nota di merito per lei: di tutto il libro, lei è l’unica che non parli di sesso e carnazza ma di relazioni.
Io ho letto una beta (o una pre, se preferite). Bellòn.
Voi dovrete aspettare il 22 giugno.
Ma ne vale la pena, credetemi.
ps
Amica Giu, spero di non averti imbarazzato con ciò... :D
Giugno 10th, 2004 at 11:05
No, mi hai commossa a bestia, porcaputé. Non mi avevano mai dedicato un peana “a ragion veduta”, da persona che effettivamente mi conosce e mi vuole anche bene.
Sono commossa e contenta, ecco. Imbarazzata no. Non me lo aspettavo, ma non mi imbarazza per niente :)
Giugno 10th, 2004 at 11:41
Postilla: sono l’unica che non parla di sesso e carnazza perché si sono dimenticati di avvertirmi che il sottotitolo era “The Sex Anthology”. NOn scherzo per niente: hanno detto corpo, femminilità e altre robe, io ho detto bòn, e poi a racconto consegnato scopro che sono l’unica che ha scritto un intero racconto del tutto scevro di accoppiamenti…
Giugno 10th, 2004 at 12:05
meglio…
basta parlarne, bisogna FARLO!!!! :D
Giugno 12th, 2004 at 22:51
vabbè non esageriamo, al massimo saranno 750 stando al suo shinystat ed i commenti si fermano quasi sempre sui 20 o 30 di cui una decina tutti suoi. by
ps perchè l’accento sulla e?