Sono ancora vivo, reduce dal Fusion Festival, mega eventone di musica (principalmente tekkno, ma anche altro) in una location fantastica: il Kulturkosmos al Flugplatz Lärz, un hangar militare dismesso nel nord-est della Germania (immaginina qui sotto col cuoricino).
I concerti avvenivano quindi in parte dentro a questi hangar camuffati, con sopra la collina e l’erba e tutto il resto; in parte all’aperto.
Uno spazio enorme. Enorme. Con decorazioni e visual veramente notevoli.
E decine di cose che avvenivano contemporaneamente, anche con artisti d’una quar certa levatura, di cui io ovviamente non sapevo una cippa.
A me la tekkno sembra dividersi in “medio-veloce”, “veloce”, “velocissima” e “frenetica”, ma evidentemente ci sono delle differenze di qualità note agli ascoltatori più attenti. Un po’ come si possono distinguere le varie acque minerali, suppongo.
Tutto bello, a parte la botta di soldi che costa: “Ferienkommunismus” lo chiamano, “Comunismo delle vacanze”, per loro, non per chi ci va. Avrei anche potuto cavarmela insegnando giocoleria, tanto poi lo faccio lo stesso, se avessi saputo prima di dieci giorni fa che il festival esisteva, e magari avessi saputo che c’erano dei workshop. L’anno prossimo, magari.
Così avevo deciso di non andare, perché davvero costa un botto.
Solo che, quando scopri che su 10 persone con le quali sei in rapporto da “ci scriviamo una mail ogni tanto”, 8 vanno, una è indecisa (e comunque ci è andata due anni fa) e l’altra ci andrebbe se se lo potesse permettere, capisci che forse è il caso di andare a darci una occhiata. Soprattutto se ti rendi conto che a Berlino non ci sarà l’ombra di un giocoliere, e che quasi tutti quelli che di solito ti ospitano saranno altrove.
Tutto bello, a parte la botta di soldi che costa, e il freddo polare. Ora, io di solito non mi lamento del clima: mi piace il nord, ho delle foto di me nudo che salto nella neve dopo la sauna, preferisco i -25° asciutti dell’inverno scandinavo ai +5° umidi e terrificanti dell’inverno bolognese. Ma era il 25 Giugno, era un festival all’aperto, per cui quando ho preparato lo zaino, la mia prima preoccupazione è stata “avere abbastanza magliette da non sudare e poi puzzare”. Insomma, sono stato a festival di piazza e così via: fa caldo. Si suda. Si muore dal caldo.
Bene: la temperatura andava dai 13 gradi di giorno ai 5 gradi scarsi di notte. Ad un certo punto avevo addosso TUTTO quello che avevo dietro, a parte la tenda che mi pareva scomoda, ed avevo freddo lo stesso, e tanto, perché avevo dietro delle maglie e magliette di cotone, non dei maglioni di alpaca!
Alla fin fine, ballare era un imperativo categorico kantiano*: ballare o morire. Si è ballato.
Hilights:
-il tizio, australiano, che ha avuto l’idea di andare a’ggratis insegnando giocoleria, era MOLTO bravo e, soprattutto, ha imparato ad usare prima il bastone e poi le catene, al contrario di me: quindi ha un modo di giocare tutto diverso dal mio, ed ora ho trucchetti nuovi da imparare per il prossimo mese. Che poi probabilmente non userò, perché non sono comodi da usare mentre si balla; ma non importa, sono contento lo stesso.
-mi sono trovato a parlare di massaggio e cultura dello stesso con una tailandese; divertente, per la serie “offrire il the agli inglesi”. Alla fine mi ha fatto i complimenti per il mio massaggio alle mani (con il gelo artico, era improponibile fare altro; c’era uno stand massaggi frequentato più che altro da foche e pinguini).
-non c’è niente di meglio che avere la tenda dietro ad uno dei palchi centrali con musica 24 su 24 per capire che, in fondo, alla fin fine, forse tu non sei proprio un raver hard core. Non che ne avessi bisogno, per saperlo, ma così, lo confermo.
-al solito avevo un blocco con me per appunti, idee, cavolate. Ad un certo punto, mentre stavo ballando, mi avvicina una ragazza:
Lei: “Hai un pezzo di carta?”
Io: “mh…sì”
Lei: “E una penna?”
Io: “Sì, ecco”, glie la do pensando al metodo di intorto più diretto mai visto.
Lei mi smentisce dicendo: “Sono qui con il mio ragazzo, ma ho cambiato idea e voglio lasciargli un messaggio per lasciarlo”
Io: ”...”
Lei scrive, poi mi chiede qualche cosa per attaccarlo. “Nastro adesivo?” No. “Aghi?” No, guarda, oggi niente eroina. Comunque, frugo nella borsa: improbabilmente trovo una vite, rimasta lì da quando, un mese fa, ho sistemato i miei stromenti da giocoliere. Glie la do. “Perfetto”. Saluta, va ad appendere il biglietto, e se ne va.
* (no, non c’entra niente, lo so)
Giugno 28th, 2004 at 16:36
bè fine settimana pare carino per te…con quasi tutti gli ingredienti che io non sopporterei ;-)
tipo freddo e tecno argh
smuack
Giugno 28th, 2004 at 16:48
Beh, c’erano anche un paio di cosine che anche tu sopporti benissimo…
Giugno 28th, 2004 at 17:33
hihihi tipo? ;-)
Giugno 28th, 2004 at 21:15
Che ficata st’idea. Mi sa che jela copio.
Giugno 29th, 2004 at 9:54
Curiosità: quale idea copi a chi?
Quella di fare contact juggling con i bastoni infuocati?
Quella di fare concerti in hangar dismessi?
Di mollare la morosa/il moroso/X con un biglietto attaccato sul bordo di un dance floor (che mi pare quasi peggio che farlo via BLOG, cosa realmente avvenuta, non a me per fortuna).
Quella del massaggio ai pinguini? Non è gran che, te lo assicuro: non hanno le tasche per tenere i soldi, nonostante lo smoking, per cui si fa la fame!
Giugno 29th, 2004 at 9:56
Completamente off-topic (ma “fuori tema” suona così male?):
bello il tuo scrap book, Medo, ci metto un linkino.