Decostruendo Jacques

La domanda che tutti avremmo sempre voluto fare ai sostenitori del decostruzionismo: “ma avete mai capito cosa scriveva Derrida?”.
Rispondono una paio di decine di artisti, scrittori, filosofi, qualche politico e alcuni intellettuali sparsi.
Il più entusiasta è, stranamente, il regista di un film su J.Derrida. Quelli che ne hanno più una idea sono, ancor più stranamente, i filosofi.
La mia risposta preferita suona un po’ come: “no, non ci ho capito quasi nulla; ma non è molto importante, perché lui sostieva che non c’è niente da capire nei testi”.

(Per chi vive sotto i sassi, come me: Jacques Derrida è morto un 10 giorni fa)

4 Responses to “Decostruendo Jacques”

  1. Fu Says:

    DERRIDA! Diamine! Ecco come si chiamava! Porcamiseria! Ed io che ho speso un dieci giorni a capire DOVE fosse decostruito un testo di Dalida!

  2. Aliosha Says:

    (Detto con il tono che si usa quando stai parlando delle tue sofferenze d’amore e l’altro, all’improvviso, dice “pollo! Ecco cosa ho mangiato ieri sera, pollo!”)

    “Eh?”

  3. VUE Says:

    Necessaria precisazione: non sono “filosofi” quelli che chiami filosofi. Come ha scritto in proposito azioneparallela@splinder:

    *mi soffermo sui pareri dei filosofi (se non altro perché tu difendi a spada tratta competenze e specificità: o no? O io che son filosofo posso dire la mia sulla ricerca nucleare applicata): Alain de Botton dice che Derrida fa le cose più difficili di quanto non siano, e ci ha pure campato. Per apprezzare il suo giudizio, vatti a vedere quale pappa di filosofia faccia su internetbookshop, se non l’hai letto); Grayling dice una cosa abbastanza ovvia e scipita (che un autore non conosca il significato della propria opera sai chi l’ha detto prima di Derrida? Kant); Scruton (l’autore della dispensabile guida filosofica per tipi intelligenti) dice che per Derrida ogni segno rinvia all’infinito ad altri segni: sai chi l’ha detto prima di Derrida? Peirce. Poi dice che il significato non c’è – tesi sostenuta da gente come Hacking (cf. Linguaggio e filosofia) o Rorty (La filosofia e lo specchio della natura), che non sono precisamente dei puzzoni (ho scelto apposta riferimenti americani). Queste tesi possono essere discutibili, ma è difficile ritenerle astruse. senza dire poi che mi colpisce che la filosofia sia rappresentata da gente come de Botton e Scruton, che hanno il loro business nella divulgazione: il che è indicativo, mi pare. resta Baggini, il quale candidamente ci dice che in Gran Bretagna Derrida non lo conoscono granché. Appunto.
    (Tutti, infine, hanno problemi a riassumerlo: ma guarda, che bestia strana è la filosofia).
    Comunque grazie dell’istruttiva carrellata. (Quando muore la Levi Montalcini, chiediamo pure a Piero Angela e a suo figlio)*

  4. Aliosha Says:

    Oh mamma, mica l’ho scelto IO a chi chiederlo!
    Senti, io non ne so molto di decostruzionismo, e la mia posizione verso i filosofi postmoderni è quella di Sokal. La volta che muore un epistemologo (ma i miei preferiti sono già andati, ovvero Kuh, Feyerabend e Lakatos) posso dire la mia; su Derrida, ho letto un libro, ho avuto l’impressione fosse fuffa, e ho decido che il mio tempo valeva di più che cercare di capire meglio.
    Amen.
    Pace?

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