Son capitato su questa categorizzazione qualche tempo fa, e da allora mi è rimasto in testa.
Ora: io sono un patito per le categorizzazioni. Una volta ci credevo davvero, speravo che potessero organizzare il mondo. Divoravo un sistema filosofico dopo l’altro, giocherellavo con le varie religioni e mitologie, mi appassionavo di fisica; credo che anche l’amore per i giochi di ruolo sia legato alla passione per le categorizzazioni. Dopo tutto, un sistema di gioco è un modello di un mondo.
Pian piano ho iniziato a sospettare che, forse, l’universo fosse un po’ troppo complesso per essere descritto e categorizzato da poche parole. Comunque sia, le categorizzazioni mi piacciono. Soprattutto quelle che sembrano entrare nel mio modello mentale come un pezzo di puzzle mancante; ma anche quelle che invece non sembrano volerci entrare, nel mio modello mentale, ma che qualche cosa mi suggerisce che hanno un senso. E mi tocca cambiarlo un po’, il mio modello mentale.
Questa è a metà delle due situazioni. L’ho trovata in un forum, come “livelli di conoscenza”, anche se io parlerei di livelli di meta-conoscenza.
1) le cose che sai di sapere
2) le cose che sai di non sapere
3) le cose che non sai di sapere
4) le cose che non sai di non sapere
Ora, da un lato la cosa ha molto senso. Per la simmetria. Perché 3 dei 4 punti sono ovvi: io so di sapere certe cose: per esempio, so che non mi piace un certo sport molto diffuso tra i teledipendenti italiani. So di non saperne altre, per esempio so di non saper suonare il violino, so di non sapere il cinese, eccetera. So anche che ci sono cose che non so di non sapere. Se non altro, ne ho degli esempi: la scienza ne è piena. Per esempio, per millenni non sapevamo di non sapere che la geometria euclidea non è l’unica.
E poi c’è il terzo punto. Le cose che so, ma non so di saperle.
Ha senso. Deve essere vero. E’ vero. Ma è così difficile trovare un esempio.
Perché il “sapere” è un po’ problematico, come concetto: ci riferiamo alla verità? O alle credenze? Perché ci sono un sacco di cose che crediamo, e non sappiamo di credere: sempre parlando di scienza, prima della relatività, “sapevamo” che il tempo e lo spazio erano dimensioni indipendentei tra loro e da tutto il resto, erano una scatola in cui muoversi. Ne eravamo convinti: a posteriori ci siamo accorti che era un postulato, al tempo no, non si credeva fosse un postulato. Non sapevamo di avere questa convinzione: era un dato del mondo.
Così come molte convinzioni razziste, sessiste eccetera: sono invisibili, perché non ci accorgiamo di possederle. Non ci accorgiamo di sapere che le donne sono così e cosà, gli uomini sono cosà e così (e Tutti Uguali, ovviamente) eccetera: fa parte del nostro campo visivo, è trasparente. Ci accorgiamo di averlo sempre saputo quando il nostro modello mentale ci rende invisibile un ostacolo reale: dopo un paio di nasi rotti, di norma i più intelligenti tra noi cercano di trovare un modo di vedere l’ostacolo. La maggior parte delle persone semplicemente cambia strada.
Ad ogni modo, le convinzioni che non sappiamo di possedere sono le più pericolose, sono quelle che non possiamo mettere in discussione, perché non c’è nulla da mettere in discussione, fanno parte del mondo, non del nostro occhio. Non sono io che sono razzista, sono loro che sono negri. No?
Ma è sapere, quello?
Altrimenti, cosa c’è che non so di sapere? Non so di sapere imparare il cinese? Nah, lo so: mi basta mettermici. Lo so, di saperlo imparare. Cosa c’è che non so di sapere? Mi sembra ovvio, ma non saprei indicarlo. Come qualche cosa visto con la coda dell’occhio.
Qualche idea?
Nota: non ne so l’origine. Ho cercato in lungo e in largo, ho trovato dei riferimenti a Rumsfeld, ma non a filosofi o pensatori. Ho pensato a Platone, ma non ne ho proprio una idea. Chi potesse indirizzarmi verso la direzione giusta farebbe una cosa grata.
Dicembre 9th, 2004 at 22:54
la gente nonsa di sapere quanto vale effettivamente l’euro :P
Dicembre 10th, 2004 at 9:22
boh le cose che non so di sapere potrebbero essere, più che le convinzioni, i patrimoni ereditari naturali di nozioni. cioè quelle cose che sappiamo e quindi che ci portano a vivere secondo certi principi ma che non abbiamo la piena coscienza che siano nozioni.
fare degli esempi credo sia pressochè impossibile perchè se non sappiamo di saperle, come potremmo individuarle?
Dicembre 10th, 2004 at 9:31
a me però interessano di più quelle che non so di non sapere. perché è quella la vera ignoranza. quelle che so di non sapere, le posso sempre recuperare. ma le altre? finché non ci sbatto il grugno causalmente, resto ingnorante. il che non è sempre un male eh.
Dicembre 10th, 2004 at 11:42
Personalmente credo che una delle cose che sappiamo, ma non sappiamo di saperla ? il grado di amore/odio che le persone provano per noi.
Pensaci…
Dicembre 10th, 2004 at 11:58
Per Verò:
si possono fare esempi al passato, per esempio “non sapevo quanto ero sessista facendo così”.
E sì, è quello il mio punto principale sul “non sapere di sapere”, ma è più un “non sapere di credere”, in quanto al sapere do un significato più alto. Forse erroneamente…
Pel Duca:
yep, ma anche il non sapere di sapere crea casini, perché se sei convinto di una cosa e non ne sei consapevole, ti comporti come se il mondo fosse FATTO così. Anzi, sarai probabilmente più resistente al cambiamento, perché c’è qualche cosa di positivo, di affermativo là sotto.
Una ignoranza può essere colmata (vedi la scoperta di pianeti che non si sapeva che c’erano), mentre una convinzione occulta è dura da sconfiggere (vedi opposizione alla relatività, che mette in discussione la convinzione occulta che spazio e tempo siano delle scatole esterne al resto dell’universo fisico, solo dei contenitori inerti)...
Dicembre 11th, 2004 at 11:12
Fino a poco tempo fa non sapevo di sapere più parole di spagnolo di quello che avrei immaginato. Leggendo Tex Willer da adolescente le avevo imparate, le avevo usate in certi contesti, ma non avevo mai fatto un elenco. Dopo aver fatto l’elenco, ho saputo che non sapevo che erano molte.
Poi: tutte le volte che qualcuno ti espone una teoria per dirigere un’azione, dipingendola come avanzatissima/interessantissima/fica/innovativa e tu caschi dalle nuvole dicendo “ma io questa cosa l’ho sempre fatta esattamente in quel modo, la tua teoria l’ho sempre data per scontata”.
Se serve, posso spremermi altri esempi :)
Dicembre 12th, 2004 at 11:53
“Non so di sapere” io lo scriverei come “Non mi rendo conto di sapere” è c’è una sottile differenza.
Mi spiego:
“So di sapere una cosa” ma non me ne rendo conto perchè sono troppo impegnato a pensare a come farla, oppure semplicemente, la faccio talmente
automaticamente(inconsciamente) da lasciare la parte conscia della mia mente libera di pensare ad altro evitando direndermi contodi saper quella determinata cosa…Un esempio (anche se non è valido per tutti ma per molti si) è quello di domandarsi: “Come fai a fare un conto
a mente?”.Provate a fare chessò... 512×127 a
mente, senza usare carta, penna o calcolatrice…Come fate?
Innanzitutto, se siete come me … smettete di vedere ciò che avete davanti e immaginate un foglio, una lavagna o qualsiasi altra cosa sulla qualle possiate
scriverei passaggi della moltiplicazione e poi… vi comportate esattamente come se steste scrivendo su quel foglio o lavagna…Beh… finchè non me l’hanno fatto notare io NON SAPEVO di smettere di vedere ciò che avevo di fronte mentre tentavo di dare un risultato all’operazione, eppure l’ho sempre fatto e… continuo a farlo. Ora però so che prima “non sapevo di non vedere” pur avendolo sempre fatto…
E partendo da ciò credo esistano altre cose che faccio o penso ma che non so di fare o sapere…
Dicembre 13th, 2004 at 8:29
ah, però il non sapere di sapere, per come lo interpreti tu Aliosha, diventa una sorta di preconcetto. certo, in tal caso ci si ritrova condizionati senza rensersene conto. bisognerebbe sempre sapere da dove vengono i nostri pensieri, in effetti non è sempre così.
Dicembre 13th, 2004 at 15:14
Nah, è impossibile.
Se sai da dove vengono i pensieri, puoi anche sapere come SAI da da dove vengono i pensieri?
La consapevolezza completa è una antinomia, non è data.
E i preconcetti ci sono sempre. Il punto è riuscire a notarli PRIMA che facciano troppi danni (tipo, sbattendo il naso contro il muro infisibile, ma prima di romperselo, o peggio di rompersi la testa).
Gennaio 8th, 2005 at 19:35
Forse nei Reietti dell’altro pianeta, di Ursula Le Guin? Odo.
No, non quelLA odo, Odo e basta :)
Agosto 6th, 2006 at 22:53
A mio parere questo meccanismo può essere collegato alla sfera dei ricordi, portando a galla un ricordo qualsiasi di cui si era dimenticati di essere a conoscenza. Questo implica però anteriorità nell’azione, poichè solo dopo aver ricordato ci si rende conto di essere stati a non-conoscenza di qualcosa di cui si era invece a conoscenza.