I’m sick of my country

Riprendo paro paro da BUONI PRESAGI il post che segue, in quanto trovo inutile ridire con parole mie quello che anch’io penso e qualcun altro dice così bene. In più vi si parla anche di quel che passa la televisione, ed io non potrei discorrerne, dato che non ho mai posseduto il malefico ordigno.

venerdì, 25 febbraio 2005

I’m sick of my country

Tempi cupi, in questo paese, tempi di medioevo formato famiglia, e di miracoli low-cost. Il micidiale uno-due che ha fatto cessare le funzioni vitali della suora depositaria dei segreti di Fatima e di Don Giussani (uno che deve avere saltato quei passi del vangelo a proposito di cammelli, crune d’ago, ricchi e paradiso), e l’aggravarsi delle condizioni di salute di Giovanni Paolo Service Pack 2.0 hanno scatenato un’ondata bigotta e beghina, che si è principalmente abbattuta sui media, scardinando razionalità e buon senso.
Abbiamo visto DI TUTTO, in questi giorni. Vespa ha dedicato un’intera puntata del suo varietà a una domanda fondamentale: una mano ha deviato il colpo destinato al papa oltre vent’anni fa? E poi è andato oltre: ha fatto incontrare Ali Agca e la bambina che era stata abbracciata dal papa prima che gli venisse sparato, e gli ha chiesto se si ricordasse di lei. Da non credere.
I funerali di Don Giussani sono andati in onda IN DIRETTA, integralmente su Rai Uno, mentre le manifestazioni vengono dirottate su reti minori, o satellitari. Italia Uno, tra un culo e una tetta, ha trovato spazio in Studio Aperto per intervistare giovani e meno giovani che esprimevano pensieri incoerenti, saltellanti, nei quali però compariva ogni tanto la parola “Cristo”, e che ti facevano sentire fiero del tuo ateismo.
Più che delle cure mediche al papa, si parla delle veglie di preghiera, con effetti a volte grotteschi: chi ha visto i ciellini accampati sotto al Gemelli (saranno contenti gli altri pazienti) dedicare “Wonderwall” a John Paul II sa di cosa parlo (”’cause maybe, you’re gonna be the one that saves me”). Addirittura, si parla del papa che benedisce un bambino malato, come se fosse un re taumaturgo medioevale, come se potesse guarirlo.
Nel giro di una settimana, sono arrivate alla mia ragazza un’immagine in formato A4 della Madonna di Fatima da “intronizzare” (testuale) in casa, e una vita di “San Gaspare del Bufalo” (nella quale si legge che i missionari agiscono senza fare distinzioni tra le razze, anche questo testuale. Se non trovate l’errore gravissimo contenuto nella frase, preoccupatevi), entrambe senza che nessuno avesse fatto alcuna richiesta di ciò.
E a proposito di “bulk mail”, come non segnalare il libriccino sull’uso dei farmaci, con annessa lettera paternalistica del cavalier Bananas, e magnifici disegni di quel rincoglionito di Forattini? Non vedo perché, in una delle vignette, un medico dovrebbe consigliare all’Italia di diminuire il tasso di politica nel suo sangue. Semmai è il contrario, stronzi.
Ieri sera è andata in onda una puntata di “Punto e a capo”, il delirante programma di Rai 2 (dove l’esponente indica una dimensione parallela alla nostra, nella quale i capelli di Masotti possono esistere nello spazio fisico), nella quale si è parlato di Genova e G8, con una serie di mistificazioni e menzogne che non potete che immaginare. I buoni poliziotti massacrati dai perfidi finto-pacifisti, e via discorrendo, con la solita tecnica, applicata a qualsiasi fatto storico, dalle vendette contro i fascisti del dopoguerra alle foibe, di raccontare un avvenimento tagliando via il contesto, i fatti pregressi. Nessuno ha interrotto Gasparri quando ha dichiarato che discutere della scorta a Biagi è un dettaglio irrilevante, nessuno gli ha fatto presente che gli stessi brigatisti hanno dichiarato in aula che con una scorta Biagi non sarebbe mai stato ucciso (gli stessi tg ne hanno parlato? Non per più di un minuto e mezzo, collettivamente).

Potrei andare avanti per ore, credo, come chiunque abbia un minimo di senso critico, di memoria e un punto di vista. Viviamo in un Paese brutto, cattivo, prigionieri di una banda di delinquenti privi di qualsiasi scrupolo, dai fascisti ai leghisti (sempre che si sia una differenza). Viviamo in un Paese ignorante, che perde la memoria, che si fa raccontare la sua storia da fiction televisive, invece che cercarla sui libri. Non abbiamo un programma televisivo che parli di libri in maniera viva, in maniera attuale, che riesca ad andare oltre il nozionismo (Marcoré, per altro inattaccabile), la classificazione (Busi ad Amici), o il divismo degli autori (qualsiasi talk show), e ci coccoliamo in stronzate come “la morte del romanzo”.
Ecco, divago e mi perdo. La smetto prima di diventare un epigono fallaciano al contrario (a proposito: non scriverò “Il linfoma intervista Oriana Fallaci”, non ci riesco. Vi basti il titolo), segnalandovi qualcosa di oscuro, malvagio e tremendamente inquietante (c’è pure un link a GLADIO!): questo blog, opera di un dubbio personaggio della cronaca recente.

6 Responses to “I’m sick of my country”

  1. phoenix Says:

    (nella quale si legge che i missionari agiscono senza fare distinzioni tra le razze, anche questo testuale. Se non trovate lerrore gravissimo contenuto nella frase, preoccupatevi)

    un po come dire “Berlusconi non è un dittatore perchè fa lavorare anche quelli di sinistra nelle sue aziende”

  2. tobia Says:

    So, iu’r shick of ya’ ccantri..
    Capisco, non sei l’unico, ormai il 99,9% delle teste di giunco che pascolano sull’italico suolo mi hanno alesato le palle.
    E quello che mi innervosisce come un cavallo con la colite è che a molte, troppa gente va bene così, e che nonostante non sembri, nonostante l’aspetto moderno e patinato che l’itagliano medio pare avere, siamo ridotti come nel ventennio, se non peggio (c’è da dire che Benito – credo – non prendeva per il culo la gente facendo credere di vivere nella perfetta democrazia, e non si proclamava – credo – antirazzista per dopo andare a braccetto con i vari bossi e fini).
    Recente discussione:

    – i cinesi mi fanno schifo, non li sopporto, davvero..
    io non posso far finta di non sentire, e faccio: – perchè, di grazia? – ma dai, fanno schifo, sono furbi. – mai quanto te, se è questo che volevi, essere rassicurato. – ma non scherzare, ci rubano il lavoro e sono dei bastardi, basta che pensi alla tortura cinese! – tortura cinese, eh? hai voglia di parlare un po’ del sant’uffizio e degli umanissimi metodi utilizzati negli interrogatori? – ma era 500 anni fa!
    (questa frase l’ha pronunciata, con uno zero in meno, anche il maledetto nano pelato, parlando di fini e del suo rapporto col fascismo) – perchè, tu parlavi di quando? – ma smettila! e poi puzzano!
    lo squadro, arriccio il naso. – sniff… snort… da che pulpito!
    e me ne vado lasciandolo di merda _

    Ecco, questo è il paese “io non sono razzista ma”, l’itaglietta del cazzo dei reality show e dell’infernale elettrodomestico colorato, dei personaggi politicotelevisivi che studio aperto (non guardo quella robaccia, passavo per caso ) definisce così:

    “Qwertyuiop è ormai, per gli itagliani, uno di famiglia ...”.

    Bradbury sta di certo gongolando felice da qualche parte.

  3. tobia Says:

    Guarda, non dovevi postare il link al sarcazzo di salvatore schifio.
    adesso mi è passato l’appetito, e chi cena più?
    Il massimo i link a GLADIO e a “Antikomunista” – sottotitolo: “PERCHE’ IL COMUNISMO E’ IL CANCRO DELL’UMANITA”.

    No, anzi, grazie.

    Mi ha ricordato che voglio e devo andarmene il prima possibile da qui se non voglio diventare lentamente anch’io una specie di salvatore sterchio in miniatura.

  4. tobia Says:

    Sarei curioso di sapere cosa si è detto nella cena tra Salvatore “AntiKomunista” Smerdio e Nano “Tessera P2 1816” Pelato organizzata dal medesimo Nano Pelato in occasione della liberazione dell’Iraq da un altro dannato invasore.

    (se qualcuno conosceva il dannato invasore e riteneva fosse una gran brava persona me ne dispiaccio ma.)

  5. valentina Says:

    piccolo aneddoto sulla nostra bell’italia razzista (scommettiamo tobia che ti batto in quanto ad acidità nel rispondere?;-): ore 9 su un autobus a roma. io ero sveglia da troppo poco tempo per ricordarmi anche semplicemente il mio nome. autobus stracolmo,in piedi al mio fianco un signore benvestito sulla sessantina, al suo fianco una donna di colore (forse somala).i loro corpi, per qualche motivo han un contatto, lui inizia ad urlare contro la poverina tutta una serie di cose indicibili tra cui i soliti luoghi comuni: brutta negra, rubatrice di lavoro, tornate a casa tua, bla bla. l’intero autobus in silenzio, compresa la poverina. va avanti un 10 minuti buoni, praticamente urlandomi nell’orecchio (chi mi conosce sa quanto io adori sentire urlare le persone, sopratutto se appena sveglia) ed insultando la tipa. ad un certo punto dice: ”... perchè tu sei scesa ieri dall’albero”. a quel punto non ci ho visto piu’, l’ho guardato malissimo e gli ho risposto:”tu, invece, da quell’albero ci devi ancora scendere”. s’è ammutolito.

  6. alessandro Says:

    hey, grazie mille per la copertura!
    a.

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