Psicopatologia della toilette intima

BidetIeri stavo spiegando ad una conoscente i miei soliti tre motivi di disagio a Berlino: il clima, la lingua, e il bidet. Ovvero, il clima è quello che è, la lingua è il tedesco, che è più difficile di quanto si pensi, e di solito si pensa che sia difficile; ed il bidet non c’è.
Punto. Non c’è. Né lui, né un sostituto, come in India o in Asia, dove hanno spruzzini, ammennicoli, secchi con l’acqua, QUALCOSA. Anzi: un paio di anni fa sono stato pure preso in giro da una amica perché noi ci puliamo il culo con le mani.
Che schifo” disse, ed io capii che le possibilità di spiegare le mie esigenze igieniche, e di trovare un terreno comune per quanto riguarda gli umori corporei, erano limitate.
Molto limitate.
Comunque: spiegavo a questa conoscente la cosa del bidet; per spiegare meglio, mi ero preparato una serie di link da mandarle, risultati poi inutili perché, incredibile, i suoi genitori ne hanno uno, per cui sa che esiste. Che c’è gente che si pulisce, lì. Strano mondo.
Comunque sia, ecco i risultati della ricerca:
su wikipedia, la voce più estesa è quella in inglese. C’è anche qualcosa in italiano, spagnolo, tedesco eccetera. A naso, svedesi e norvegesi non ne sanno molto di bidet.
Comunque sia, si scopre che non siamo i soli ad averlo. In Francia, dove è nato, ce l’hanno tipo il 60% delle abitazioni; in Argentina e Perù il 90%, in Spagna parecchie, ma pare che molti lo usino solo per lavarsi i piedi. Per lo meno, i maschi pare che non ne abbiano una idea, a giudicare da questo sito; e secondo questo sondaggio, tipo solo un quarto degli ispanici lo usa per lavarsi le pudenda. Con gran scandalo dei sudamericani, che più o meno dicono “ma allora dovete puzzare parecchio d’estate”. Appunto.

Io continuo a non capire. Come cavolo faccia a non mancare agli altri.
Capisco il relativismo culturale e tutto il resto: ma loro in questo caso hanno torto marcio.

5 Responses to “Psicopatologia della toilette intima”

  1. Phoenix Says:

    Conosco persone che hanno tentato invano di far digerire, per ben 40 anni o giù di lì, ad un Italo-americano (che vive in italia da 60) l’utilità del bidet, il quale risponde sempre e cmq con una simpaticissima battuta anglosassone: una signora nel bagno di un hotel con un’amica vede il bidet e incuriosita chiede all’amica: “Is this to wash the baby in?” e l’amica: “No, it is to wash the baby out”
    Io neanche ci ho provato, so solo che in 18 giorni che ho passato in america (nessun bidet in circa una dozzina di alberghi che ho girato sparsi fra sei stati del sud-ovest, alla faccia del gran numero di ispanici), non riuscivo a defecare se non ero certo di avere il tempo di farmi una doccia dopo.
    Forse siamo anche viziati, ma non ci possono dire che puzziamo….

  2. Conte Zero Says:

    L’altro mistero legato alla mancanza del bidet e’: come cavolo si usa quella specie di guanto che dovrebbe servire per detergersi le pudenda? Ovvero: c’e’ un modo semplice di usarlo che sia anche efficace? (non scendo nei dettagli perche’ sarebbero scabrosi).

    Sei riuscito a scoprirlo? Le mie conoscenti teutoniche non hanno fugato i miei dubbi. Ormai confido solo in te.

  3. Aliosha Says:

    Posso solo dare note di osservazioni: nella mia nuova casa ne hanno alcuni.
    L’altro giorno ce ne era uno con, hm, come dire? Delle sgommate.
    Quindi. Credo che ci si piazzi al lavandino, si bagni, su pulisca come viene, si sciacqui, ripulisca, risciacqui, fino a che le sgommate spariscono, o ci si stufa (in Germania, direi che la seconda cosa avviene più spesso della prima).
    Ma, lo ammetto, non l’ho chiesto.

    Credo di mettermi a fare import-export di bidet.

  4. ilduca Says:

    “A naso, svedesi e norvegesi non ne sanno molto di bidet.”

    ehehe. certo che se lo senti a naso la situazione si fa pesa.

  5. Ramona Valentina B. Says:

    Ero una diciassettenne diperata… persa tra la mia voglia di scappare nel domani e in quella di restare nel presente dove ancora nulla è concretizzato affinchè potessi continure a sognare.

    Nel cuore portavo l’ultimo viaggio fatto: quello a Bruxelles, Brouge e Gent e il mio passato, dove le radici non ero riuscita a metterle mai in un sol posto… Poi sfogliando un ricettario mi son trovata di fronte foto di angoli di strada di questi paesini e subito mi h preso la vogliadi vivere “oltre il confine” e sul motore di libero ho cliccato “VITA ALL’ESTERO”... son finita sul tuo sito ed è stato così che ti ho conosciuto.

    Dopo un anno di corrispondenza ci siamo visti anche se pr breve tempo per dei disguidi tecnici che il mio telefonino doveva creare in quel periodo giusto per rompermi le …
    eri in procinto di trasferirti Berlino… poi chi c’era… ah si:

    la tua amica Irene l’ho reincontrata dopo un anno nel centro storico nei pressi del conservaorio di Napoli.. anche se lei non mi aveva riconosciuta… ma da parte mia sarebbe impossibile dimenticre quei capelli rasta … ricorderai che vado pazza per i rasta.

    Strano Alessandro.. prima ti pensavo e ho pensato di rifare la stessa cosa per vedere se il to sito esiste ancora oppure no…
    Ed eccoti qui la tua vita tedesca narrata in diretta sul sito… certo le difficoltà ci sono ma è bello anche per questo…
    vivere la vita come fai tu come uno spirito libero in balìa del vento..
    giocoliere d’occasione per non fare l’ingegnere di professione…

    Un mito Aliosha …. un bacio per te.

    Ramona Valentina B.

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