No, non me la sto tirando. Davvero.

Succede che hai tipo dodici anni ed aprono un canale nuovo in tivvù che ti fa stendere sul lettone dei tuoi per ore, mentre il tuo corpo riceve le prime scosse ormonali dell’incipiente adolescenza. Il canale si chiama Videomusic, e corri in camera per accenderlo e guardare queste robe nuove che si chiamano videoclip per ore, ore, ore.
Tuo padre ti toglie il canale dalla tv, perchè è stufo di vedere il suo impressionabile figlio succhiare avido ore ed ore di “musicaccia” dalla tetta acida della televisione. E tu ti lagni. E lo guardi di nascosto. E’ proibito, quindi DEVE essere figo.
Ma i padri, specie quando vogliono bene ai figli, se la fanno passare, ed il flusso di immagini e note riparte e ti sommerge. E grazie ai dischi giusti, e agli amici sbagliati, scopri che da grande vuoi fare QUELLO.

Il flashforward nella storia è parecchio forward: hai trentacinque anni, come in quei libri, dove si legge “venti anni dopo”.

Venti anni che il lettore non vede, venti anni di accordi giusti e sbagliati, di accordi maggiori e accordi molto, troppo minori. Pesanti scatole nere da spostare da una parte all’altra della città mangiando panini seduti per terra. Fonici che non ti fanno capire un cazzo sul palco, mentre quello che esce dai tuoi strumenti non assomiglia a niente di quello che vorresti. Gruppi che si formano, gruppi che si sciolgono, corde che si rompono, sale prove, cantine, locali, birre. Palchi piccolissimi, palchi enormi con megaschermi. Interviste ridicole e serie, ragazze che ti si strusciano contro perchè ti hanno visto cantare (”è sempre più interessante scoparsi un cantante che un dentista”; grazie, Gene Simmons) e ragazze che NON ti si strusciano contro PROPRIO perchè ti hanno sentito cantare. E mille e mille chilometri, suonando, sperando, sentendo, piangendo, ridendo.

Venti anni dopo accade. Un video che ti sei fatto tu nella tua stanzetta, pezzillo pezzillo, manina manina con cura certosina per tre mesi, per una coincidenza di fattori assolutamente straordinaria lo vedrai in televisione. Un canale importante. Già te l’ha passato una cara amica nel suo programma in tv via satellite. E già eri felice. Ma stavolta, nonostante l’ora, è un canale in chiaro, che possono vedere tutti, uno di quelli “veri”. E nella scaletta ti guardi in giro tra Snoop Dogg, K-Os, 2Pac. E dici: che minchia ci faccio io qui?
E’ un bambino dietro di te, un dodicenne ossuto, che ti tira la camicia.
“Grazie” ti fa sorridendo piano “l’ho sognato, e l’ho fatto. Non è poco. Non è davvero poco.”

4 Responses to “No, non me la sto tirando. Davvero.”

  1. ilduca Says:

    avevo in mente un aforisma che più o meno diceva che la peggior cosa che può capitare ad un uomo è quella di realizzare il proprio sogno, ma non sono riuscito a trovarlo in rete, ho trovato questi invece: http://www.apoftegma.it/aforismi/frasi-Sogni.asp

  2. Aliosha Says:

    Ciumbia.
    Congratulations… ecco di che video parlavi, oggi.
    (Sì, lo so, sono un po’ per aria. Sai perché, ergo perdono)

  3. xxx videos post Says:

    xxx videos post

    xxx videos post

  4. Sponz Says:

    Ilduca,

    credo che l’aforisma che cerchi sia una antica maledizione gitana: “Ti auguro di avere ciò che desideri e di desiderare cio’ che avrai”.

    Forse la ricordi perché è citata nel film “13 variazioni sul tema”.

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