Uno dei miei compagni di casa ha una figlia di 2 anni e mezzo, Annabelle.
Dorme da noi ogni secondo finesettimana, circamenoquasi. Che è il motivo per cui la nostra casa di 4 maschi è ragionevolmente pulita, come notano le ospiti. Ovvero non si naviga fino alle caviglie nei mozziconi di sigaretta.
(Vi siete mai chiesti come sono sparite le città dell’antichità? Insomma, come si fa a finire tre metri sotto il terreno?
“Hei, abbiamo polvere e mozziconi fino alle ginocchia!”
“Portami un’altra birra”)
Nel fine settimana, lei sei sveglia alle 8 di mattina. Io un po’ dopo. Comunque, quando entro in cucina, di solito lei è in modalità “conversazione a manetta”, e Axel, il padre, è ben lieto di scaricarla a qualcun altro. Tipo me.
Che la mattina apprezzo fare conversazione quanto incontrare le squadre speciali di Pinot Chet, in tedesco poi.
Così questa mattina era in camera mia, mentre io mostravo vari trucchi giocolieritstici e scoprivo una delle cose che insegnerò ai miei figli: “mai, mai camminare sulle mani appena sveglio con solo del caffè nello stomaco”. So che apprezzeranno.
Tra un “ancora, rifallo ancora” e “puoi fare cadere la palla?” (come “puoi fare cadere la palla?”, i bimbi devono apprezzare cose strane), si guarda attorno e mi chiede
“Perché la tua giacca è per terra?”.
Ora.
Ecco.
Perché...
perché ieri sera…
“Perché tirarla per terra porta via esattamente lo stesso tempo che metterla sull’attaccapanni dietro la porta, ma io sono un cretino e disordinato” non è una bella risposta, quindi ho mugugnato qualcosa e l’ho messa a posto.
D’ora in poi, quando guarderò la mia camera, mi chiederò: “cosa chiederebbe Annabelle ora?”.
Certo, c’è chi ha dei modelli di comportamento migliori. Dipende tutto dall’età mentale, suppongo.