Don’t ask don’t tell è l’atteggiamento ufficioso (o ufficiale?) dell’esercito americano verso i gay. I gay non sono ammessi, ma non ti chiedono se lo sei. Non chiederlo, non dirlo.
Il mio punto di vista principale sul fare domande viene da un opuscolo del ministero della sanità, perché si trova la saggezza negli angoli più insospettati. “Non fare domande di cui non vuoi sapere la risposta”.
O meglio, l’opuscolo diceva di non fare analisi di cui non vuoi sapere la risposta, e rispetto alle quali non vuoi cambiare il tuo stile di vita. Insomma: se scopri di avere il colesterolo alto, e poi non cambi dieta, potevi risparmiarti l’esame.
“Ti sei fatta delle storie con qualcun altro, quest’estate” è una domanda che molti di noi non vogliono porre.
Aggiungo l’atteggiamento del Re de “Il piccolo principe”: non chiedere agli altri quello che non possono darti.
“Guarda, dimmi chiaramente se ti fai storie con qualcun altro, lo voglio sapere”
“E poi?”
“Ti lascio”
non è una posizione che _aiuta_ la sincerità. Allora, scusa, tanto vale che te la faccio sudare, quella conoscenza, tanto mi lasci lo stesso. Per cui, se vuoi davvero sapere qualcosa, devi rendere FACILE il dirtelo. Indolore. Se vuoi sapere.
Se chiedi per venire rassicurato, è una cosa diversa.
“Mi fanno il culo grasso, questi jeans?”
Cara, non esistono pantaloni al mondo che NON ti facciano il culo grasso, a parte quelli dell’invisibilità.
Ieri una amica mi ha scritto di un’altra posizione: “non fare domande a cui le persone vogliono veramente rispondere”.
È l’atteggiamento del “se ti chiedo come stai, è un convenevole, non una domanda”. Non so. Mi _piace_ fare domande a cui gli altri vogliono rispondere. Ci sto iniziando un libro, dopo tutto.
novembre 4th, 2007 at 17:24
non chiedere e non avrai risposte sbagliate.
OT: il chinotto si è sgasato.